La vita è una scia di merde una dietro l'altra. C'è chi le fa, c'è chi le pesta e c'è chi le raccoglie; ma l'importante è non avere un guinzaglio, ed essere liberi di fare, pestare o raccogliere tutta la merda che si vuole.

Nome: Sebastiano .......
Ogni tanto mi convinco di essere Dio. Ma non temete, sto cercando di guarire da questi complessi di inferiorità.
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Questo è un breve racconto atipico, ditemi cosa ne pensate please.
Dopo La Caduta, la terra non era più stata la stessa. A lungo tutto aveva bruciato; le fiamme e l’eco dell’impatto avevano devastato il paesaggio, creato buche profonde, innalzato alte montagne e inaridito i fiumi. Le urla disumane dell’Angelo Decaduto avevano risuonato per tempo immemorabile, fino a confondersi, fino a diventare eterno sottofondo. Per miglia non si estendevano altro che lande brulle e desolate, a perdita d’occhio; si poteva volare per sette giorni e sette notti senza mai scorgere la fine di tutto ciò. Ogni tanto, qualche figura isolata si aggirava, perlopiù in preda alla follia e al delirio, strisciando sul terreno, con la pelle accartocciata e distrutta dal fuoco, il viso devastato. Troppo deboli per fare qualunque cosa, vivevano solo perché la morte a loro non era concessa, e la loro esistenza era mera, inutile, dolorosa. Solo un’emozione opprimeva, come un manto, il Creato: il dolore. Il dolore talmente forte da rendere sorda ogni altra sensazione, rendeva tutto offuscato, sospeso, pur nella realtà sconvolta di un mondo distrutto, senza più scopo; Non esisteva nulla, non c’era tempo, solo un eterno presente di sofferenza. Poi, venne il silenzio. Lungo, assordante. L’Angelo taceva. La ragione aveva ripreso il controllo su di lui, assieme alla percezione del dolore, che lo piegò, quasi fino a spezzarlo. Poi, il suo dolore divenne la sua corazza, la sofferenza il suo scudo, la vendetta la sua ragione di esistere, e il suo sguardo si volse verso l’alto, verso Lui.
Avevano lottato a lungo, e l’esito della battaglia fu incerto fino alla fine, quando Lui riuscì, nel supremo sforzo, a scagliare l’Angelo verso la terra, ponendo fine allo scontro, e condannandolo a soffrire. Lui ci aveva messo molto tempo per riuscire anche solo ad alzarsi, dopo la lotta, ma quando riuscì a volgere di nuovo lo sguardo verso il basso, L’Angelo urlava ancora, e tutto era avvolto dalle fiamme. In silenzio, Lui lo osservò a lungo con occhi di pietra, condividendo parte del suo dolore, ma quando l'altro infine tacque, e dopo qualche tempo si alzò, e levò lo sguardo, Lui tremò. Era nato l'uomo.
Zato
Già che ci sono: www.potw.it up the potw!
Beh, non c'è che dire, la roba che fa Caparezza non mi piace proprio. Non mi sento neanche di definirla musica, perchè parlare su una base tutta uguale è una cosa, fare musica è un'altra. Almeno per come la vedo io. Poi lui fa i soldi, e gente come mio fratello che si sbatte tutto il giorno per suonare musica vera si è no becca qualcosa per suonare fuori. La gente è proprio facile da abbindolare.
Zato
Dimenticavo, pensare all'infinito è molto divertente. Di solito mi diverto a paragonare cose come la politica e la probabilità che esista un mondo uguale al nostro nel quale però io mi chiami Anosebastia, e trovo la seconda cosa molto più importante e interessante.
Zato
L'altro giorno ho avuto un momento nel quale la mia idea che il mondo sia completamente matto, e che sia tremendamente divertente guardarlo con i miei occhi, ha preso ancora più solidità del solito. Lo so che grammaticalmente la frase non ha molto senso, ma in fondo che importanza hanno delle semplici convenzioni stipulate dall'uomo dette parole? tanta o poca, a seconda dei punti di vista. Per me, ora, che sto pensando alle implicazioni della concezione di infinito dell'universo, veramente poca.
Zato
Ogni tanto mi chiedo se qualcuno lo legge ancora questo blog...
Zatoichi89 in Alone. And it hurts.
hellsangel89 in Alone. And it hurts.